La nostra storia
La nostra storia
La storia dell’Istituto Italiano di Antropologia è legata a Giuseppe Sergi (immagine a destra), il fondatore della Scuola Romana di Antropologia. Nato a Messina nel 1841, prese parte alla spedizione di Garibaldi in Sicilia all’età di 19 anni, in un contesto storico che avrebbe segnato profondamente la sua generazione. Dopo una formazione iniziale nelle scienze umane – giurisprudenza, linguistica e filosofia – ampliò progressivamente i propri interessi verso la fisica e l’anatomia, fino a dedicarsi con continuità all’antropologia, con l’obiettivo di studiare l’uomo nelle sue dimensioni biologiche e culturali. Sergi fu una figura centrale nel consolidamento dell’antropologia come ambito scientifico e universitario, contribuendo a definirne metodi, temi di ricerca e spazi istituzionali. Chiamato a insegnare Antropologia nella Facoltà di Scienze dell’Università di Roma nel 1884, ottenne l’avvio di un insegnamento stabile e di un primo nucleo di attività scientifiche, favorendo la formazione di allievi e la costruzione di reti accademiche.
Dal 1887 "L'Istituto visse i suoi primi anni nel vecchio stabile..." del Collegio Romano (foto a sinistra), dove, come corollario culturale, Giuseppe Sergi dedicò parte dell'Istituto alla realizzazione di un Museo Antropologico. Nel Collegio Romano, nel corso della seduta del 4 giugno 1893, il comitato promotore per la costituzione di una società scientifica (un "potente e valido complemento dell'Istituto Universitario di Antropologia") approvò lo statuto della Società Romana di Antropologia. Il primo e più entusiasta sostenitore di questa operazione culturale fu Giuseppe Sergi, eletto Presidente della Società nel corso della stessa riunione. Nel 1937, la Società Romana di Antropologia cambiò la sua denominazione in "Istituto Italiano di Antropologia". Da quel primo nucleo al Collegio Romano, museo e società scientifica divennero i due pilastri complementari di un progetto destinato a evolvere, fino alla nascita dell’attuale Istituto Italiano di Antropologia.
Gli "Atti della Società Romana di Antropologia", organo ufficiale della suddetta Società, riflettevano immediatamente nel primo volume lo spirito con cui la società era stata creata i.e. diffondere la "cultura dell’Uomo nella sua accezione più ampia", invitando gli "Uomini colti d’Italia e anche quelli stranieri" a partecipare alla scrittura degli articoli. Nel 1911 la rivista cambiò nome in "Rivista di Antropologia". Nel 2004 la rivista ha assunto il nome attuale: Journal of Anthropological Sciences (JASs). Il JASs è oggi una delle principali riviste di antropologia e una delle più citate a livello internazionale. La rivista ha saputo rinnovare linguaggi e pubblico senza perdere la missione originaria, affermandosi oggi come piattaforma internazionale di riferimento per la ricerca antropologica e per il dialogo tra scienze biologiche, sociali e umane.
Quando i locali dell’Istituto Italiano di Antropologia furono trasferiti dal Collegio Romano all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", alla fine del 1938, le attività culturali furono incrementate sotto la direzione di Sergio Sergi, subentrato al padre come Direttore dell'Istituto dal 1916. Sia la Società Romana di Antropologia che l’Istituto Italiano di Antropologia sono state guidate da importanti ricercatori provenienti da diversi campi antropologici, tra cui, tra gli altri, il malariologo Angelo Celli (1899 - 1900; in alto, a sinistra), l’orientalista Giuseppe Tucci (1937-1940; in alto, a destra), il fondatore della genetica in Italia Giuseppe Montalenti (1981-1987, in basso, a sinistra), e il premio Nobel e farmacologo Daniel Bovet (dal 1978 al 1980 e dal 1988 al 1990; in basso, a destra). Questa continuità di figure e competenze diverse testimonia una vocazione che arriva fino a oggi: l’Istituto continua infatti a promuovere ricerca e formazione, a valorizzare il proprio patrimonio storico-documentario e a costruire occasioni di confronto tra discipline e generazioni di studiosi, rinnovando nel presente – attraverso progetti, pubblicazioni e iniziative pubbliche – la stessa idea di antropologia come ponte tra scienze biologiche e scienze umane per leggere le trasformazioni della società contemporanea.
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